di Barbara Fabbroni

La vita e soprattutto la morte di Pier Paolo Pasolini scuote ancora l’anima di chi, attento ricercatore, colto e stimolato a raccogliere le giuste fonti non si accontenta di accogliere una conclusione come quella che è stata data. Così Emi Michel Maritato uomo di grande cultura, ricercatore, criminologo, giornalista sempre in prima linea nei fatti di cronaca nera ha costruito la sua ipotesi giornalistica in merito a questa vicenda. Non solo è pronto un suo libro sul “Teorema Pasolini” ma tra ottobre-novembre 2022 ci sarà il primo ciak di un film nato dalla sua grande passione per questa triste vicenda. Maritato ha affrontato, sviscerato, studiato ogni più piccolo aspetto di questa morte violenta e impensabile tanto che sta promuovendo spunti di riflessioni sostanziali. Ci racconta con disponibilità questo suo poderoso lavoro.

È in uscita un libro su Pier Paolo Pasolini, ci può raccontare qualcosa?

Sin da ragazzino sono rimasto affascinato da questo personaggio. Nel corso degli anni ho sempre cercato di approfondire gli aspetti significativi della sua vita, di conoscere la radicalità della sua profonda cultura. Una cultura che è molto diversa dall’immagine di cultura che si trovava negli ambienti scolastici dove mi sono formato, così come all’interno degli Istituti Universitari. Da questa consapevolezza cresciuta nell’arco della mia formazione e concretizzata strada facendo lungo il viatico della mia professione e ricerca, dei miei studi e dei miei confronti con colleghi e studiosi, nasce l’idea di dover capire necessariamente come Pierpaolo Pasolini fu ucciso ma soprattutto perché fu ucciso. In parallelo con la mia carriera politica ho approfondito il discorso su Pasolini giungendo a pensare che probabilmente, rimanendo sempre nel campo nelle ipotesi giornalistiche, non è stato ucciso dalla omosessualità, perché l’omosessualità non uccide, ma dal sistema politico che non voleva accettare l’omosessualità come normalità del nostro tessuto sociale.

Un’ipotesi che senza dubbio scuote ciò che è stato portato avanti sino adesso non crede?

Pasolini era un poeta, un corsaro, un regista, una persona che aveva una grande influenza sul pubblico oltre che un grande seguito; quindi, sarebbe stato pericoloso per il pensiero centrista, tradizionale e cristiano dell’epoca. In quel periodo avevamo un assetto politico particolare: in una parte dell’Europa c’era la Repubblica di Solidarnosc, dall’altra si contrapponeva la libertà e il liberismo, sarebbe stato pericoloso per l’accettazione di questa idea e per l’idea di voler portare i comunisti italiani all’interno della democrazia cristiana. Un unico filo conduttore è quello che unisce l’omicidio-suicidio di Raul Gardini, Aldo Moro, Mattei, Pasolini, un’unica linea di sangue che porta un solo nome, porta una sola firma: la gestione politica di questa nazione e non l’omosessualità, non tangentopoli, non tutto quello che si possa immaginare al di fuori della politica.

Il libro per quale pubblico è pensato?

Il libro è pensato per un pubblico vario, per un pubblico intellettualmente attivo, per un pubblico che intellettualmente sia portato all’approfondimento sia portato alla cultura, sia distaccato dal mondo dei social, ma sia portato più ad un mondo del cuore, ad un mondo della poesia, al mondo della cultura, della geopolitica, della politica e soprattutto della letteratura e della storia della letteratura.

Perché ha parlato di “Teorema Pasolini”?

Si parla di “Teorema Pasolini”, perché questo è chiaramente un teorema che ho immaginato nel mio pensiero ipotetico giornalistico, nel mio ipotetico pensare. Non è chiaramente confermato e suffragato da prove, ma semplicemente da indizi. Però, se è vero che tre indizi formano una prova, probabilmente qui abbiamo più di un indizio, probabilmente qui abbiamo più prove che possono testimoniare che Pasolini fu ucciso dal sistema politico dell’epoca e non dall’omosessualità.

Chi sono i suoi compagni di viaggio?

I miei compagni di viaggio sono: la psicoterapeuta e giornalista Barbara Fabbroni, mi sta aiutando, mi sta molto vicino e mi segue in tutto e per tutto. Il giornalista Fabio Camillacci, il documentarista Paolo Cochi, il regista Charles Marcucci che ha voluto fortemente la creazione di un film su questo “Teorema Pasolini”. Il dottor Luigi Giannelli che ha preso a cuore la parte editoriale di questo libro, la mia famiglia che mi supporta in ogni mia scelta, standomi accanto e dandomi la forza giusta per poter andare avanti. Della mia famiglia fanno parte tutte le persone che ho menzionato. È una grande famiglia unita, fatta da professionisti, da persone che mi vogliono bene. Dedico questo mio successo a loro, a tutti quelli che ho nominato ed elencato qui.

È vero che ha ricevuto delle minacce per il suo interesse su Pasolini?

Le minacce di morte le ho ricevute telefonicamente, successivamente a una trasmissione sul caso Emanuela Orlandi, mentre parlavo con il fratello Pietro Orlandi, e mentre affrontavamo il caso Pasolini. Alla fine della trasmissione radiofonica su Radio Sanremo Web, alle 18:05 ricevo una telefonata di un tizio anonimo. Ricordo che mi disse che a interessarsi di Pasolini si rischia di fare la stessa fine. È stato un caso isolato, per ora è rimasto fermo lì. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo, c’è un’indagine in corso, per il momento non è accaduto per fortuna altro. Speriamo che la cosa si fermi qui.

È vero che inizierà a girare anche un film sulla vita di Pasolini?

Questo film sarà prodotto dal gruppo editoriale Maritato in collaborazione con la Tribu D’art di Charles e Francesca Marcucci. Ci saranno personaggi di altissimo livello culturale. All’interno del cast troviamo la stessa Barbara Fabbroni, Monsieur David, Fabio Camillacci la voce di Brockman ne “I Simpson”. Sarà un film di paternità francese e sarà ambientato nei posti, nei luoghi di Pasolini, dove lui aveva l’abitudine di trascorrere alcuni giorni di relax lontano da tutto e da tutti. Sarà un film che farà parlare, perché metterà sotto gli occhi di tutti una verità diversa che nessun’altro autore ha dato.

Chi ha scritto la sceneggiatura?

La sceneggiatura è scritta dal regista Charles Marcucci sebbene nasca da una mia idea e dallo spunto del romanzo in uscita: “La fine del diverso”.

Quale messaggio per il lettore e lo spettatore?

Su questo tutti noi dobbiamo in qualche modo ragionare.

Nella vita c’è sempre un colpo di scena, ci sarà anche in questa vicenda?

Il colpo di scena è dentro di noi. Questo sarà un film che lascerà la possibilità di stimolare riflessioni, interpretazioni fino a condurre lo spettatore a comprendere che l’omosessualità non uccide, ma che forse qualcun altro ha voluto uccidere Pasolini. Ecco, questo sarà il colpo di scena.

La data di uscita del romanzo?

La data di uscita del romanzo è ancora segreta, ma possiamo dire che uscirà nel mese di settembre.

Vuole aggiungere altro?

Vorrei aggiungere un ringraziamento personale a te Barbara, che sei una persona fantastica, soprattutto che hai sempre creduto in me. Ogni volta che c’è da affrontare un progetto sei in prima linea a farlo con me. Io di questo posso solo essertene grato, ti affiancherò per tutta la vita, in ogni cosa che tu dovrai o vorrai fare. Grazie Barbara.

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