Vuote, ingombranti e anacronistiche. Costano svariati milioni ai comuni anche se ignorate

“Non è raro il caso in cui ci troviamo a lamentarci sulle condizioni delle nostre città per traffico, rifiuti, degrado, servizi inefficienti. Più o meno i problemi sono sempre gli stessi. In questa bizzarra campagna elettorale, si è aggiunto un altro elemento all’elenco delle disfunzioni: la sfilza di inutili e ingombranti plance elettorali comparse da più di un mese, non si capisce a che scopo”. Lo dichiara il presidente di AssoTutela Michel Emi Maritato che spiega “In un tempo come il nostro, in cui la propaganda si svolge tutta via social e tv o, al massimo, in qualche comizio o sit-in sul territorio, si continua imperterriti a squarciare il terreno per gli inutili bandoni un tempo presi d’assalto e oggi desolatamente spogli. E oltre all’offesa inferta al suolo, alla sottrazione di spazio, al degrado dei marciapiedi come se le buche non mancassero – continua il presidente – non si tratta di una spesa di poco conto che grava sui bilanci pubblici, ovvero sulle tasche di noi cittadini. La norma che regola i cartelloni risale al 1956 un’era geologica fa e con essa si impone l’installazione di almeno 8 impianti con 10 coppie di lamiere nei municipi di Roma. Un costo che ogni anno si aggira intorno ai 650mila euro tra montaggio e rimozione. Nel 2019 a Roma si spesero, inutilmente, 2,5 milioni di euro. Uno sperpero ingiustificato. Cosa aspettano le autorità governative per metterci fine?”, si chiede Maritato.

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