Anagni 2 Aprile 2022 – Sala della Ragione ore 18,30 – INGRESSO GRATUITO
Sceneggiatura originale e Regia di Annarita Pontecorvo
Introduce il giornalista Dottor Michel Emi Maritato

“Il racconto dell’ancella” di Margaret Atwood: una distopia splendida e terribile.
Il passato di questo futuro somiglia incredibilmente al nostro presente. Forse è questo uno dei motivi per cui “Il racconto dell’ancella” riesce a creare una tensione che ti incatena per tutto il tempo della lettura. O forse è la vicinanza di questo io narrante che sembra sussurrarti un segreto nascosto all’orecchio. O la sua femminilità che riesce a essere mutilata ed esplosiva allo stesso tempo. Un adattamento del romanzo della Atwood tra Teatro Danza e Musica in un’ora che entra dentro risvegliando la coscienza di ognuno di noi. Sceneggiatura originale e Regia di Annarita Pontecorvo Introduce il giornalista Dottor Michel Emi Maritato In un mondo devastato dalle radiazioni atomiche, gli Stati Uniti sono divenuti uno Stato totalitario, basato sul controllo del corpo femminile. Difred, la donna che appartiene a Fred, ha solo un dovere da compiere nella neonata Repubblica di Galaad: garantire una discendenza alla élite dominante. Il regime monoteocratico di questa società del futuro, infatti, è fondato sullo sfruttamento delle cosiddette ancelle, le uniche donne che, dopo la catastrofe, sono ancora in grado di procreare. Ma anche lo Stato più repressivo non riesce a schiacciare i desideri e da questo dipenderà la possibilità e, forse, il successo di una ribellione.L’atmosfera silenziosa e pacata, i ritmi di vita lenti e riflessivi della nuova nazione, le giornate scandite dal suono delle campane e dalle incombenze domestiche, le ancelle che camminano a due a due, rosse su questo sfondo anonimo e incolore, e le mogli che sferruzzano a maglia o curano i fiori del giardino… tutto questo scenario finto-pastorale diventa sempre più intollerabile, perché fa risaltare l’estrema crudeltà e la violenza del sistema: lo stupro razionalizzato come sistema di sopravvivenza, la prigionia elevata al rango di sacrificio per l’umanità, la maternità negata spacciata come dono. Il tutto presentato come una liberazione della donna dai pericoli che le imponeva la precedente società libera. Le distopie affondano sempre le loro radici su una base di paure realmente percepite dalle società che le generano. Ciò che spaventa de “Il racconto dell’ancella” è l’impressione generale che il sovvertimento che porta al colpo di stato e al regime religioso di Galaad sia stato rapidissimo. Come se una società sonnolenta e stanca – che, attenzione!, è in pratica la nostra – da un giorno all’altro si fosse svegliata in un nuovo Medioevo, dove le donne devono esclusivamente assolvere al “loro destino biologico”, non possono leggere, lavorare o giocare. Tutto è gerarchizzato, controllato e rigorosamente diviso in caste In questa versione di teatro danza Valentina Cavaniglia, Anna Maria Conti e Ettore Manicuti diventamo corpo della memoria presente, segno inciso nel suono della parola, negli occhi che ci guardano da un luogo indefinito. Tempo che travalica le ere. Il corpo di ballo ferma l’attenzione sulle scene salienti mantenendo alta la tensione derivante dai contenuti.

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