Barbara Fabbroni è una psicologa, scrittrice e giornalista che collabora con alcuni programmi Rai, La7 e con riviste settimanali, tra le quali Novella2000, Visto, Astra, Ora, Voi, Confidenze, LeiStyle.
Il suo amore per l’essere umano è insito nell’intreccio tra attività clinica e scrittura, attraverso la pubblicazione di numerosi romanzi, saggi, articoli scientifici.

In un’intervista esclusiva ci parla di sé, della sua passione per il cinema e della sua partecipazione al film su Pier Paolo Pasolini “Il capitolo mancante”, tratto dal libro “La fine del diverso” di Michel Maritato.

Buongiorno, Barbara. Sei psicologa, scrittrice e giornalista. Tre passioni che ruotano attorno all’essere umano e alla sua interiorità. Cosa ti affascina di più nel tuo lavoro?
“L’incontro con l’altro perché ogni incontro con l’altro è sempre grazia e mistero e credo che ogni vita vera non è vera se non c’è l’incontro con l’altro.”
Quali sono i temi che affronti spesso nei tuoi scritti?
“Io per molti anni ho scritto saggi scientifici in cui ho affrontato tematiche concernenti il disagio umano, considerando vari tipi di psicopatologie e strutturando vari protocolli di cura. Quando è mancato mio padre, la mia figura di riferimento, a contatto con la malattia e con questa separazione importante, ho voluto portare qualcosa di diverso nella mia vita e ho iniziato a scrivere romanzi “rosa” dalle sfumature diverse: si possono leggere da un punto di vista leggero oppure cogliere l’essenza più intima. Il mio intento è raccontare figure femminili, intrecciate nella dinamica della vita, raccontando le relazioni con l’altro. Ci sono figure femminili che hanno problematiche rispetto alla genitorialità o nell’incontro con l’altro sesso, ad esempio. Sono narrazioni velate dall’idea del romanzo rosa che toccano i temi essenziali dell’umana natura, della nostra storia e delle interazioni con l’altro.”
Hai pubblicato tanti libri: ti piacerebbe se qualcuno di essi diventasse un film?
“Purtroppo alcuni incontri hanno rallentato e impedito la trasposizione rispetto a una sceneggiatura. Attori e registi a cui ho mandato le mie opere mi hanno sempre detto che ogni mio libro sembra una sceneggiatura, sono libri molto cinematografici. Questo sogno è momentaneamente in sospeso, però sono sicura che con tanta tenacia arriverò a realizzarlo.”
Pensando agli ultimi progetti, il libro di Michel Maritato su Pasolini diventerà un film che ti vedrà come attrice. Cosa ti ha spinta ad accettare questo ruolo?
“Mi piacciono le sfide e il cinema. Dopo la maturità scientifica ho fatto una prova d’ammissione all’Accademia Nazionale d’arte Drammatica Silvio D’Amico. I miei genitori, però, non accettavano questa scelta e io ho optato prima per gli studi in giurisprudenza e poi in psicologia. Il cinema e il teatro sono sempre stati la mia grande passione. Io non ho tantissime esperienze teatrali, a parte quelle presso varie botteghe in epoca universitaria. Sarà compito del regista riuscire a tirar fuori qualcosa di buono in me. Io non sono un’attrice ma credo che ogni essere umano debba trovare sempre degli stimoli e delle motivazioni forti, a qualsiasi età, perché senza di essi non possiamo sostenere il peso della vita. Che si voglia o no, la vita è anche faticosa ed è importante mettersi alla prova.”
Potresti dirci che cosa tratterà il film?
“Io ho letto la sceneggiatura ma, in questa fase, preferisco mantenere un aspetto di mistero perché quando mi avvicino ad un progetto preferisco lasciare sempre la curiosità al fruitore finale. Dal mio punto di vista, è un’opera fondamentale per le generazioni passate e future, capace di riflessioni significative non solo sulla sfera pasoliniana ma anche sul significato della vita stessa. Ci sono delle sfumature che permettono di intraprendere delle riflessioni molto importanti. È un lavoro estremamente emozionante e coinvolgente.”
Ci puoi anticipare qualcosa del cast?
“Il cast è ancora in fase di definizione. A breve credo verrà fatto un comunicato stampa.”
Dopo tanti anni, la morte di Pasolini è ancora avvolta nel mistero. Tu cosa ne pensi?
“Ci sono tantissime morti avvolte nel mistero. Quella di Pasolini è una delle tante morti della nostra storia italiana avvolte nel mistero. È una morte che invita a riflettere su tutte le incongruenze e sugli intrighi della vita di Pasolini. A volte non si vuole portare alla luce ciò che è sotto gli occhi, per motivi incomprensibili. Il dottor Maritato parla di Teorema Pasolini: è una bella riflessione documentata a partire da indagini e studi. Egli ha donato all’umanità stessa una parte importante per capire meglio tutto quello che è accaduto in quel determinato momento storico. Il grande genio del dottor Maritato risiede nell’aver intuito che all’interno di questa vicenda si può dare una svolta storica significativa e trasmettere un messaggio importante.”
Quali sono le tue aspettative in merito al film?
“Spero abbia la giusta valutazione sia di critica sia di pubblico perché è un lavoro che merita sotto più punti di vista: abbraccia tante esperienze, vissuti, epoche storiche. C’è un mondo lì dentro; c’è il nostro Novecento.”

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