Monsieur David è un attore torinese, ispirato a diversi stili creativi, con una grande esperienza nell’improvvisazione teatrale, nel teatro fisico gestuale e nella pantomima. Un’artista a tutto tondo ed estremamente empatico, che nel suo teatro si serve dei piedi per creare storie originali, entusiasmando e coinvolgendo grandi e piccoli.

Nell’intervista a proposito della sua partecipazione come attore nel nuovo film su Pasolini “Il capitolo mancante” tratto dall’opera di Michel Emi Maritato “La fine del diverso”, ha trasmesso la massima espressività del vivere e il suo spirito libero, coraggioso e ribelle.

Chi è Monsieur David?

“Monsieur David è un artista, un bambino che voleva vivere come gli pare, realizzando le cose che amava. Sapeva di essere venuto su un pianeta per svolgere un compito importante: essere felice e riuscire a superare tutte le prove necessarie per conquistare tale felicità.”

Quando è nata la sua passione per la recitazione?

“La ricerca della recitazione è nata dal desiderio della ricerca interiore. Il desiderio di esplorare lo spazio scenico deriva da un atto di generosità che viene messo in campo. Recitare, per me, significa esplorare tutte le qualità umane. Volevo essere protagonista della mia vita e, di conseguenza, volevo recitare un ruolo.”

Qual è la componente più importante nelle sue rappresentazioni?

“Sicuramente la presenza: avere il coraggio di rendere pubblico lo spazio privato. Lo spazio privato è quel luogo in cui conosco pienamente la mia potenzialità, solo che si è più restii a donarlo al mondo perché bisogna avere il coraggio di vivere lo spazio pubblico. Per me è importante regalare agli altri la propria verità e la propria capacità di sorprendere attraverso l’unicità di cui siamo fatti.“

Quali sono le motivazioni che la spingono a recitare in un modo particolare?

“Il mio è un atto politico, condizionato un po’ da mio padre che mi ha subito illuminato sul percorso. Il capovolgimento che io propongo sulla scena – trasformando le mie gambe nel teatro del piede – è un salto di paradigma. È un atto di fede, affinché le persone presenti possano finalmente vedere sé stessi da più punti di vista, esplorando tutte le qualità umane. Voglio spronare a guardare oltre, sotto angolature diverse, senza fermarsi alla forma.”

Quando e come ha accolto la proposta di collaborare al film su Pasolini, basato sul libro scritto da Michel Emi Maritato?

“Premetto che tutto inizia nel momento in cui si ha una grande stima delle persone. Io ho conosciuto Maritato molti anni fa, lo stimo tanto, è un uomo coraggioso e un grande professionista. Ha delle qualità che mi aiutano ad evolvere perché lui lavora su piani completamente diversi dai miei. Sono onorato di essere parte di questo progetto perché io mi sento un po’ Pasolini per il percorso e il coraggio della manifestazione che ho sempre portato avanti da ragazzino quando sono scappato di casa per ben tre volte con lo scopo di affermare la mia voglia di esistere pienamente. Contribuire a una pellicola di questo tipo mi fa ricordare Pasolini e le persone che hanno voglia di individuare un luogo sicuro da proteggere per l’umanità, incoraggiando le persone ad esprimere sé stesse senza timori o condizionamenti  altrui. Mi sento a casa. La partecipazione all’interno di questo film mi conferma che i miei desideri non erano così sbagliati: io all’inizio del percorso ho avuto molti problemi perché quando si tentano strade insolite può capitare di sentirsi soli. Questo progetto dedicato a Pasolini mi rinforza, amplifica il mio modo di pensare e mi sprona a far risuonare la sua voce per le nuove generazioni, responsabilizzandoli in merito alla loro qualità, identità, personalità.”

Che ruolo interpreterà?

“È ancora tutta una sorpresa.”

“L’attore non si limita a catalizzare l’attenzione del pubblico, ne incarna i desideri, le emozioni proibite che mette in scena”, afferma Angelini. Come riuscirà a trasmettere le intenzioni del personaggio che dovrà interpretare?

“Innanzitutto l’idea pasoliniana è già pregna dentro di me di sapori, intenzioni, umori che possono aiutare il personaggio. Parliamo di un periodo storico che ha dei colori molto precisi. Sicuramente la bravura del regista sarà fondamentale per estrapolare la psicologia del personaggio. Mi auguro di regalare un po’ di me in una pellicola così importante che basa la drammaturgia sulla realtà viva e cruda.”

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