Irene Antonucci è un’ attrice pugliese, regista, content creator, la cui carriera nel mondo dello spettacolo ruota attorno al doppiaggio, alla drammaturgia teatrale, al cinema, alla televisione. 

Nata a Trani, cresciuta in varie parti del mondo, sente il richiamo della sua anima altrove. Vincitrice di vari premi, in un’intervista esclusiva ci racconta del suo ultimo cortometraggio, di produzione colombo-italiana, dal titolo “Riflesso del Alma”. La sua passione per il mondo latino, la porta a creare una storia in cui due anime estranee entrano in sintonia da subito, sentono di conoscersi già da tempo, di appartenersi. Sentimenti umani che entrano in relazione in un mondo in continua trasformazione.

Chi è Irene Antonucci?
“Faccio sempre un po’ fatica a definirmi. Posso dire che è una donna che mantiene le sue radici dai colori pugliesi, quindi la genuinità, la forza, l’empatia, l’ambizione, la grinta di portar fuori tutto l’amore e le emozioni, rimanendo sempre con i piedi per terra.”
Quando hai intrapreso la carriera nello spettacolo?
“Io ho iniziato da piccolina: a quattordici anni ero sui palcoscenici, ho iniziato a lavorare con le televisioni regionali e poi da lì c’è stato un percorso non molto lineare perché mi sono laureata in Filosofia. Ma non c’è un’età per fare l’attore perché dipende da quale ruolo si interpreta. Ho sempre avuto un amore per il fuoco della Settima Arte, cioè per la recitazione. All’inizio sono andata alla ricerca del perché sentissi questa chiamata. Per me è una missione il saper comunicare, trasmettere dei messaggi. I miei progetti sono di natura sociale al fine di poter dare un contributo alle persone attraverso l’audiovisivo.”
Durante le tue trasferte per lavoro, c’è qualcosa che custodisci e che porti sempre con te circa i tuoi ricordi, le tue esperienze e il calore della tua terra pugliese?
“Ogni esperienza ha i suoi colori e i suoi sapori. Ho viaggiato tanto, dal Messico a Cuba, alla Colombia, al Nord Europa. Ritengo che il piacere di casa lo si riscopre quando si è fuori casa per un periodo molto lungo. Quando si è più giovani non si apprezzano molte cose perché dentro di sé c’è la voglia di scoprire cosa si nasconde dietro l’orizzonte e quando ci si espone oltre i limiti, che spesso sono limiti mentali, si supera la zona di comfort e si può sperimentare sé stessi. Riscoprire il piacere delle proprie origini, con un background e degli occhi differenti, è una delle esperienze più belle che l’essere umano possa fare. Ad oggi, posso dire di portare con me le mie radici ma con una visione del mondo totalmente diversa da prima.”
Cosa rivedi di te stessa nella cultura latina, verso la quale hai un amore particolare e dalla quale scaturisce il tuo ultimo cortometraggio?
“Il Sud America mi ha sempre chiamato. L’anno scorso sono stata scelta da un regista colombiano ed entro un mese ho imparato lo spagnolo. Adesso posso definirmi bilingue perché la sento come se fosse una mia lingua originaria. Sento quest’appartenenza interiore; c’è un po’ del sovrannaturale in questo sentimento perché credo nei segnali che la vita ci pone sul nostro cammino. Successivamente ho vinto un premio da parte di un Digital Media Fest di Roma che era gemellato con tutti i festival digital del mondo ed è successo proprio per il Bogotà Web Fest. A quel punto ho pensato che probabilmente ci fossero troppi segnali e troppe cose non casuali; volevo scoprire cosa mi stesse riservando la Colombia. Perciò ho fatto un’indagine di mercato sulle principali agenzie, sulle produzioni, sulle televisioni e mi sono recata lì, per poi trovare il mio manager. Ho girato un film horror intitolato “Shit happens” con la regia di Mancel Martinez e, successivamente, è arrivato il momento di “Riflesso del Alma”, grazie ad una sorella acquisita, Juliana Cortés, con la quale ho trovato molte connessioni e che ho conosciuto ad una conferenza di beneficenza in cui ho appreso tanto. Abbiamo iniziato a ridere, piangere, sognare insieme e a fare un percorso di ricerca dei motivi di tante connessioni. Così è nato “Riflesso del Alma”, un riflesso nello specchio, nonché un percorso che passa attraverso noi donne perché abbiamo una sensibilità, un’emotività differente rispetto agli uomini: quando due donne si incontrano e non c’è competizione ma collaborazione e sinergia non ci sono limiti alla creatività. Il cortometraggio parla di una stessa anima reincarnata in due vite differenti, la mia negli anni Venti e la sua nei giorni nostri in Colombia. Le due protagoniste hanno una conversazione telepatica, dalla quale scaturisce una serie di simbologie, ad esempio il riflesso allo specchio, la numerologia 11-11 che è un numero angelico. Questi simboli portano ad una discussione telepatica sul perché nella vita si sceglie di essere artisti nonostante questo sia un percorso molto tormentato e complesso, che richiede dei sacrifici personali in nome del fuoco dell’arte. Il messaggio è racchiuso nell’inno all’amore per la vita vera: quando si è ricettivi a quello che accade intorno si riesce a dare una spiegazione con la propria anima, aprendo il cuore a cose meravigliose. Bisogna modificare il proprio pensiero al fine di raggiungere i propri obiettivi e i propri sogni che sono supportati dall’azione. Ad oggi, il corto sta partecipando alla finale del Festival della Colombia Smart Films. È in finale anche all’Aprilia Film Festival in Italia. Tra l’altro entrambi i festival si svolgeranno negli stessi giorni, contemporaneamente Juliana Cortés rappresenterà il corto in Colombia ed io in Italia, dal 6 all’11 del prossimo Settembre 2022. È una storia un po’ particolare e mi piace l’idea di poterla raccontare a più persone possibili perché può essere una fonte d’ispirazione per tutti coloro che vedono dei segni nella propria vita ma non sanno darne una spiegazione.”

Credi nel destino?
“Credo nell’energia. Noi siamo fatti di étere. La cosa che mi affascina della Colombia è che ha profonde radici energetiche, si crede nel corpo sottile e nell’idea che, modificando il proprio pensiero, si possano attrarre cose meravigliose.”
È stato già girato il cortometraggio?
“Sì, è stato girato nell’aprile 2022.”
Stai lavorando ad altri progetti?
“Ho da poco terminato il set del film “Rumore” del regista pugliese Nicola Telesca, distribuito da Rai Cinema, prossimamente nelle sale e di seguito visibile sul piccolo schermo. Il mio ruolo è quello di Natalya, braccio destro del Direttore, austera e professionale. Ma non vi dico altro, presto ne sentirete parlare. Ora sono impegnata sul set del Mediometraggio “Senza Nulla Volere” con la regia di Federico Menichelli, nel ruolo di Giulia. Il teaser è realizzato in Umbria, a Monte Castello di Vibio, Perugia e Assisi, in collaborazione con l’Ass. Mestieri del Cinema Umbri, attiva nell’ambito dell’Umbria Film Commission e co- prodotto da Studio Lumière (Matilde Pennacchi) e Mediterranea Productions (di cui ne sarà anche distribuzione). Il progetto avrà come riferimento storico il 1860, data che segna la nascita reale del Teatro di Monte Castello di Vibio.
Il teaser sarà presentato alla prossima 79^ Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.”
Cosa vorresti dire a chi si appresta a guardare il tuo cortometraggio?
“Gli direi di aprire la propria mente e di ascoltare il messaggio del cuore, affinché possa trarre ispirazione per la propria vita, ascoltare i segnali e superare i limiti per scoprire davvero dove si può arrivare.”

Canali social:
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